Pubblicato da: Emanuele Codispoti | 30 marzo 2011

Il monumento


 

…Ed Avevo una Terra Sul Mare, una zappa e una lenza.
Il Battesimo non mi servì, mi chiamavo “Obbedienza”.
La mia sola risposta era “Si, Sissignore Padrone Eccellenza”,
il mio unico Santo nel cielo, “Santa Pazienza”.
E quel pezzo di pane che mi dava il padrone
Normanno, Tedesco, Francese, Spagnolo e Borbone,
lo condivo con quattro fagioli, con un mezzo bicchiere di vino,
e dormivo con undici figli e mia moglie vicino.
Ma poi quel Conte, ragioniere a Torino,
mi disse un giorno “Ti presento Peppino”.
“Se ti vuoi riscattare davvero è arrivato il momento
di passare alla storia col Risorgimento”.
Il Monumento! il Monumento!
A Garibaldi per l’Unità.
E cosi spalancai ogni porta e cancello
al Fratello d’Italia con le piume al cappello.
Ma il fratello divenne il mio boia,
ogni donna di casa una troia,
per la legge che spoglia Gesù per vestire i Savoia.
Ed io, figlio del sud, fui chiamato “brigante”
e nassun Robin Hood mi salvò le mutande.
e baciato solo dal vento, dal vapore di un bastimento,
Mamma America mi asciugò le ferite ed il pianto.
E dalla padella di un Padre Padrone
finii nella brace di “Don Corleone”.
Ma la giacca dell’emigrante da quel momento
divenne un gessato coi bottoni d’argento.
Il Monumento! Il Monumento!
Per il Padrino dell’omertà!
E quando il paese mi vide tornare arricchito,
coi dollari in tasca e il brillocco sul dito,
fù un boato di felicità
“E’ ritornato lo Zio Pascià”
Sventolarono il Tricolore dell’Unità.
Ed avevano tutti la faccia di quel tricolore,
Verde di rabbia, Bianca di fame e Rossa d’amore.
Ed avevano i figli lontano
a Torino, a Treviso, a Milano,
per sentirli chiamare “Terroni” da un altro italiano.
Ma le campane dei sopravvissuti
non suonarono più per quelli caduti
e quel pezzo di terra e di mare cullato dal vento
nascondeva un milione di martiri sotto il cemento.
Il Monumento, il monumento…
…per quei caduti non ci sarà.
E nel cemento, le famiglie degli “Obbedienza”,
seppellirono pure la zappa e la lenza.
E nella piazza dell’Unità, tra due politici quaquaraquà,
fecero il Gran Monumento alla Libertà.
Ma sulla base del marmo eretto,
c’era una frase scritta in dialetto:
Quanno siente ca figlieto chiagne pecchè vò magnà,
mò ralle ‘nu piezzo e stà libertà

Quanno siente ca figlieto chiagne pecchè vò magnà,
mò ralle ‘nu piezzo e stà libertà

 

Brano segnalato da un carissimo amico

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