Pubblicato da: Emanuele Codispoti | 19 marzo 2011

Roma – piazza del Pantheon, 17 marzo 2011


Il 17 marzo, mentre il Presidente della Repubblica, con tutte le altre autorità, si accingeva a rendere omaggio alla salma di Vittorio Emanuele II, dal balcone centrale di un albergo situato proprio di fronte al Pantheon, il giovane Gaetano Siciliano, messinese residente da anni per lavoro in provincia di Reggio Emilia, esponeva un cartello di dissenso, pacifico, alla manifestazione.
Il cartello è stato bruscamente ritirato dopo pochi minuti da agenti di polizia, forse per motivi di ordine pubblico, e l’uomo è stato minacciato di denuncia, non si capisce per quale reato, visto che l’art.21 della Costituzione recita “
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
Piuttosto che rendere omaggio ad un uomo che nell’agosto del 1862 decretò lo stato d’assedio, permettendo così l’eccidio di oltre 260.000 uomini,
“Un Presidente della Repubblica avrebbe dovuto recarsi a Genova e ricordare l’eccidio del 1849, avrebbe dovuto recarsi a Castellammere del Golfo in provincia di Trapani a ricordare le lotte dei contadini repubblicani repressi dal generale Quintini nel 1862; avrebbe dovuto recarsi a Palermo, dove nel 1866 i Savoia repressero nel sangue la rivolta del sette e mezzo, mietendo oltre cinquemila morti; Il presidente della repubblica avrebbe dovuto recarsi a Recalmuto e in altre città siciliane schiacciate da uno stato d’assedio da parte di Francesco Crispi, utilizzato dalla borghesia del Nord per la causa liberale. Morirono centinaia di contadini, con tra le mani la bandiera rossa repubblicana. Avremmo preferito che il presidente della repubblica si fosse recato a Pontelandoflo, a Casalduni, a San Vittorino, a Leofaro, a Mozzano, a Gioia del Colle, a Vieste, a Battipaglia, ad Avola, a Bologna, alla Banca dell’Agricoltura, a Brescia, a San Benedetto del Tronto, dove il regime liberal massonico ha determinato stragi, che sono continuate, senza soluzione di continuità dal 1860.” (Antonio Ciano, su partitodelsudnapoli.blogspot.com)
In fondo, come scrive una donna fiorentina sul suo blog “abbandonare tara”, Se avessimo meno prosciutto sugli occhi e maggior consapevolezza storica, se avessimo imparato qualcosa dalla storia e non dalla narrazione fattane dai vincitori (dai Savoia, sì: e sappiamo tutti cosa diciamo quando parliamo dei Savoia di allora e di ora!) ci saremmo ormai liberati dalla retorica patriottarda, tanto incrementata dal fascismo.
Sappiamo di cosa parliamo quando continuiamo ad usare la parola “brigantaggio” per definire la lotta di resistenza delle popolazioni del Sud contro il pesantissimo giogo dei Savoia?
A chi mi parlerà di tricolore e di Garibaldi “santo subito”, risponderò se sa chi era
Pietro Fumel.
Possiamo, per favore, smetterla di essere schiavi di una retorica e di una agiografia anti-storiche e anti-italiane?
Anti-italiane, sì, perché da allora esistono una Italia di serie A e una Italia di serie B, buoni e cattivi, settentrionali e meridionali, stereotipi e razzismi. […]
Mi voglio sentire libera di pensarla con la mia coscienza storica ed etica anche di fronte al ricatto leghista.
La mia idea di unità d’Italia la festeggio il 25 aprile.”

Per concludere volevo segnalare a tutti gli amici romani un interessante appuntamento teatrale


Lo spettacolo nasce esplicitamente dall’esigenza di divulgare il contenuto dell’omonimo libro di PINO APRILE.
La necessità di far conoscere al maggior numero di persone la storia dell’unità d’Italia, della sua economia, di quanto fin’ora taciuto dalla storiografia ufficiale sugli eccidi compiuti durante la cosiddetta “lotta al brigantaggio”, sugli squilibri tra nord e sud su cui fu basata tutta l’economia del nascente Regno D’Italia, su come di fatto l’unità d’Italia fu un atto di conquista sleale e scorretto da parte del Piemonte a danno del Regno delle due Sicilie. Se non si ristabilirà la verità su ciò che è accaduto 150 anni fa l’Italia non vivrà mai alcuna pacificazione. La creazione di una supposta e sostenuta minorità Meridionale è l’atto più grave che i fratelli del nord hanno fatto ai danni dei fratelli del sud, ancora esiste a Torino il museo Lombroso, che aveva trovato (a dir suo) il cranio del delinquente naturale vicino Catanzaro. Di come ancora oggi la differenza di trattamento tra nord e sud sia marcata, dell’assenza totale di infrastrutture nel mezzogiorno e della deliberata volontà di mantenere il Sud in una condizione coloniale, poichè questo è stata sin dall’unificazione e da colonia viene ancora trattata.
Dalla presa di coscienza si spera poi un risveglio culturale e una riscossa, politica, economica, sociale.


L’appuntamento è lunedì 21 Marzo 2011 a Roma presso il
Teatro Quirino, via delle Vergini 7

Info e prenotazioni 06.6794585

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