Pubblicato da: Emanuele Codispoti | 25 settembre 2010

Quarto potere

La
libertà di informazione è il caposaldo di una società aperta e
democratica. Ma proprio per questo, giornali e televisioni non
possono diventare strumenti di parte, usati non per dare notizie e
fornire commenti, ma per colpire a qualunque costo l’avversario
politico. Quando si scivola su questa china, le notizie non sono più
il fine ma il mezzo, diventano un manganello. E quando le notizie non
ci sono, magari le si inventa a proprio uso e consumo. Così, con le
insinuazioni, con le calunnie, con i dossier, con la politica ridotta
ad una lotta senza esclusione di colpi, pur di eliminare l’avversario
si finisce per distruggere la democrazia.”


Oggi, più che mai, può tornare utile leggere la lunga e
scrupolosa ricerca che il giornalista Roberto Seghetti ha pubblicato
sulla
rivista di
critica della comunicazione “aideM”.
Il pezzo è molto lungo
ed articolato, quindi non starò qui ad allungare inutilmente il
brodo! Vi voglio solo ricordare che potete selezionare e stampare il
testo per leggerlo con più calma.
Buona lettura a tutti.


La
voce del padrone

di Roberto Seghetti


L’informazione
è un bene pubblico, che contribuisce alla consapevolezza dei
cittadini e li aiuta nell’esercizio dei loro diritti, non ultimo
quello della scelta dei rappresentanti. Ma è anche un affare
privato, per grandi gruppi editoriali, nei quali si intrecciano i
destini e le volontà dei più importanti protagonisti del
capitalismo italiano.

Ecco
la mappa dei padroni del quarto potere.

Il
rapporto tra la funzione di servizio collettivo che svolge
l’informazione nella società e i legittimi ma privati interessi
degli industriali, dei banchieri, dei finanzieri e dei politici che
posseggono i pacchetti azionari di quotidiani, periodici, tv, radio e
società di raccolta pubblicitaria è da molto tempo argomento di
dibattito appassionato. Se ne parla in Italia, ma anche in tutti gli
altri paesi in cui si presenta sempre più spesso il problema degli
intrecci tra l’industria della notizia, l’intrattenimento, le imprese
manifatturiere, il sistema bancario e finanziario. In questo breve
articolo non si punta a sostenere un’opinione o una proposta di
soluzione. L’obiettivo è più semplice: mettere in fila i nomi degli
azionisti ai quali fanno capo oggi i principali gruppi editoriali
privati italiani e indicare alcuni dei rapporti che li collegano. Può
essere un esercizio apparentemente banale: gli addetti ai lavori
conoscono già, in tutto o in parte, queste informazioni. Il problema
è che non le conoscono gli altri. E la conoscenza non è mai un
fatto banale. In questo primo elenco, che prende le mosse da Rcs
Mediagroup, un salotto dove si possono incontrare alcuni tra i nomi
più importanti del capitalismo italiano, non si trovano in realtà
tutti gli editori. Tra l’altro mancano le agenzie di stampa,
fornitori all’ingrosso e strumento centrale quanto poco conosciuto
dell’industria dell’informazione. Se ne parlerà in un prossimo
articolo. Le informazioni sono tratte da notizie di stampa e dalle
pubblicazioni della Consob, la Commissione che vigila sul mercato
finanziario. La Consob pubblica regolarmente gli azionisti che
posseggono pacchetti di titoli superiori alla soglia del due per
cento del capitale sociale delle aziende quotate e i patti
parasociali con relativi firmatari (www. consob.it, vedere sotto
società quotate: vi si trovano l’azionariato, le partecipazioni
rilevanti, gli organi sociali, gli eventuali patti parasociali). Le
informazioni risalgono al 14 febbraio 2007.


RCS
MEDIAGROUP

Rcs è
uno dei principali gruppi editoriali italiani ed europei. Oltre al
settore libri e librerie (un marchio per tutti: Rizzoli), il gruppo
controlla quotidiani, periodici, radio, raccolta pubblicitaria. Tra
questi: Corriere della
sera
, Gazzetta
dello sport
, City,
Io Donna, Magazine, Il
Mondo, Style, ViviMilano, Sportweek, Novella 2000, Astra, Amica,
Anna, Brava casa
, Max,
Casamica
,
Rcs pubblicità, Agr radio, Cnr radio, Play Radio, Rin Digital Radio.
Tra le partecipazioni all’estero, in Spagna Rcs Mediagroup controlla,
tra l’altro: El Mundo
,
il quotidiano economico Expansion
e quello sportivo Marca.
Al gruppo Rcs fa anche capo il 7,5 per cento del gruppo italiano
Poligrafici editoriale, che controlla Il
Giorno, La Nazione,
Il Resto del Carlino, il Quotidiano nazionale.

Chi
controlla Rcs Mediagroup

Il
capitale sociale della Rcs Mediagroup è controllato da un patto di
sindacato di cui fanno parte i principali operatori finanziari,
bancari e industriali italiani, uniti da un accordo di mutuo rispetto
e legame. Del patto di sindacato, che controlla oltre il 60 per cento
delle azioni, fanno parte con pacchetti di titoli di diversa
ampiezza: Mediobanca, Fiat, Gruppo Pesenti, Gruppo Ligresti, Diego
Della Valle, Pirelli, Banca Intesa, Generali, Capitalia, Sinpar,
Merloni, Mittel, Eridano finanziaria, Edison, Gemina. Fuori dal patto
vi sono anche altri azionisti forti, tra i quali figura per esempio
la famiglia dei costruttori romani Toti. Non solo. Al di là del
patto di sindacato, ciò che emerge è anche un intreccio diretto e
indiretto di partecipazioni tra i diversi azionisti. Tutto questo fa
di Rcs Mediagroup un caso emblematico del capitalismo italiano e un
esempio di come l’assetto proprietario dei mezzi di comunicazione
crei oggi un oggettivo conflitto tra la necessaria libertà,
autonomia e neutralità dell’informazione e i potenziali interessi di
coloro che sono i proprietari dei veicoli che portano le notizie fino
al pubblico.
I
principali azionisti:

Mediobanca

La
banca d’affari milanese (la più importante dal punto di vista
storico ma con una forte e stabile presenza ancora oggi in tutti gli
affari più importanti del capitalismo nazionale) controlla
direttamente il 14,2 per cento di Rcs. Mediobanca è a sua volta
partecipata da alcuni grandi azionisti, tra i quali: la banca romana
Capitalia (possiede 9,6 per cento di Mediobanca e il 2,1 per cento di
Rcs), la banca milanese Unicredito (7,7 per cento), il gruppo
assicurativo, immobiliare e sanitario della famiglia Ligresti
(controlla il 4 per cento di Mediobanca e il 5,1 per cento di Rcs),
il finanziere francese Bolloré (4,9 per cento), il gruppo
finanziario francese Groupama (4,8 per cento), il gruppo immobiliare
del costruttore romano Danilo Coppola (4,5 per cento), il principale
gruppo assicurativo italiano, le Generali (hanno il 2,1 per cento di
Mediobanca e il 3,7 per cento di Rcs). Anche altri azionisti contano
molto, pur non controllando quote di rilievo, perché fanno parte di
uno storico patto di sindacato che controlla Mediobanca. Ecco i nomi
e i relativi pacchetti azionari secondo quanto è scritto in questo
accordo: il gruppo assicurativo milanese, vicino a Berlusconi,
Mediolanum (1,8 per cento), la Pirelli (gomme e telecomunicazioni) di
Marco Tronchetti Provera Pirelli (1,8 per cento di Mediobanca e 4,8
per cento di Rcs), il regno della famiglia Agnelli, la Fiat (1,8 per
cento di Mediobanca e 10,2 per cento di Rcs), il colosso delle
comunicazioni Telecom Italia (1,8 per cento), Ferrero (0,66 per
cento), l’imprenditore dell’abbigliamento e finanziarie Della Valle
(0,4 per cento e 4,3 per cento di Rcs), Cerutti e altri. La Fininvest
della famiglia Berlusconi non fa parte del patto di sindacato
direttamente. Da informazioni di stampa risulta avere lo 0,1 per
cento della Mediobanca. Ma dire solo questo sarebbe
riduttivo.
Mediobanca è anche il principale azionista di:

•  Assicurazioni
Generali
, gigante
assicurativo, forse la più importante multinazionale italiana
(Mediobanca ne possiede il 13,6 per cento), le quali a loro volta
controllano: il 3,7 per cento della Rcs; il 5,2 per cento della
Pirelli, che a sua volta possiede il 4,8 per cento di Rcs; il 5,0 per
cento di Intesa San Paolo, che a sua volta controlla il 4,8 per cento
di Rcs; il 2 per cento della Fiat, che a sua volta controlla il 10,2
per cento di Rcs; il 2,1 per cento di Mediobanca che possiede appunto
il 14,2 per cento di Rcs.

•  Pirelli,
società attraverso la quale Tronchetti Provera controlla insieme ad
altri soci

•  Telecom
Italia
(Mediobanca
possiede il 3,9 per cento di Pirelli), la quale a sua volta controlla
il 4,8 per cento di Rcs.
Fiat

Il
gruppo Fiat controlla il 10,2 per cento di Rcs e vede tra i suoi
principali azionisti Agnelli & C Sapa (30,4 per cento. La
famiglia controlla direttamente anche il quotidiano La
Stampa
e la società di
raccolta pubblicitaria Publikompas), Generali (possiedono il 2,0 per
cento della Fiat e il 3,7 per cento della Rcs), Unicredito (5,2 per
cento).
Gruppo
Pesenti

Il
gruppo cementiero (Italcementi) che fa capo alla famiglia Pesenti
controlla il 7,2 per cento della Rcs, ma è anche tra i principali
azionisti (2,6 per cento) della Mediobanca, che a sua volta possiede
il 14,2 per cento di Rcs (vedi Mediobanca).
Gruppo
Ligresti

Il
gruppo assicurativo, immobiliario e delle cliniche (Fondiaria, Sai,
Milano) che fa capo alla famiglia Ligresti controlla il 5,1 per cento
di Rcs. Ma è anche azionista di: Mediobanca
(Ligresti ne
possiede il 4,0 per cento), la quale a sua volta controlla il 14,2
per cento di Rcs (vedi a cascata le partecipazioni di Mediobanca);
Pirelli
(Ligresti
ne possiede il 4,2 per cento) che a sua volta controlla il 4,8 per
cento di Rcs.
Gruppo
Benetton

La
famiglia Benetton (abbigliamento, Autostrade, Autogrill,
telecomunicazioni, televisione) controlla il 5,0 per cento della Rcs
Mediagroup. Nello stesso tempo è anche azionista di Pirelli
(3,9 per cento), che
a sua volta possiede il 4,8 per cento di Rcs.
Famiglia
Toti

Attraverso
la Si.To. la famiglia di costruttori romani Toti controlla il 5,1 per
cento di Rcs Mediagroup. Nello stesso tempo la famiglia Toti è anche
un azionista importante di Capitalia
(fa parte del patto
di sindacato), la quale a sua volta possiede direttamente il 2,1 per
cento di Rcs ed è azionista fondamentale di Mediobanca.
Banca
popolare italiana

Formalmente
la Banca popolare italiana, ex Lodi, controllata da migliaia di
azionisti, fra i quali figurano Holmo (Coop) con il 3,4 per cento,
Leonardo Capital (2,0) e Credit Suisse (2,0), possiede il 5,8 per
cento dei titoli Rcs. Ma è già noto che la famiglia Rotelli
(cliniche) ne ha
opzionato a tempo una parte e così, quando il passaggio delle azioni
avverrà, Rotelli giungerà a superare il 5,0 per cento della Rcs
Mediagroup con un corrispondente calo della partecipazione della
Bpi.
Intesa San
Paolo

Questa
mega banca è il prodotto della fusione tra Banca Intesa e San Paolo
di Torino. Possiede direttamente il 4,8 per cento della Rcs ed è
controllata da Credit Agricole (5,4 per cento), F. Cassa di Risparmio
di Bologna (2,7), F. Cassa di Risparmio di Padova (4,1), F. Cariplo
(4,6) Generali (5,0 di Intesa San Paolo e 3,7 di Rcs), Giovanni
Agnelli & C (2,4 e, attraverso Fiat, 10,2 per cento di Rcs),
Carlo Tassara Spa (2,2), Compagnia San Paolo (7,6), F.Cr Parma
(4,9).
Pirelli

Il
gruppo Pirelli (cavi e telecomunicazioni) controlla il 4,8 per cento
della Rcs (oltre a essere uno dei principali azionisti della catena
di controllo di Telecom
Italia
, nella cui
pancia ci sono anche la rete televisiva La 7 e l’agenzia di stampa
ApCom) ed è a sua volta partecipato da: Gruppo Ligresti (4,2 per
cento Pirelli e 5,1 della Rcs), Tronchetti Provera (25,5 per cento),
Mediobanca (3,9 per cento e 14,2 della Rcs), Gruppo Benetton (3,9 per
cento e 5,0 di Rcs), Generali (5,2 per cento e 3,7 di Rcs), Capitalia
(1,5 per cento e 2,1 di Rcs).
Della
Valle

Diego
della Valle (Tod’s, Fay…), che partecipa anche al capitale di
Mediobanca, controlla direttamente il 4,3 per cento della Rcs
Mediagroup.
Assicurazioni
Generali

È il
principale gruppo assicurativo italiano e una delle poche, vere
multinazionale italiane. Direttamente le Generali controllano il 3,7
per cento di Rcs Mediagroup. A sua volta le Generali sono partecipate
da: Mediobanca (ha il 13,6 per cento di Generali ed il 14,2 di Rcs),
Banca d’Italia (4,7 per cento), Gruppo Ligresti (2,4 per cento e 5,1
per cento di Rcs), Capitalia (3,0 per cento e 2,1 di Rcs), (Tassara
2,2 per cento Generali e grande azionista anche di Intesa San Paolo),
Unicredito (3,6 per cento). Le Assicurazioni Generali sono anche
azioniste di: Mediobanca
(ne possiedono il
2,1 per cento) la quale a sua volta controlla il 14,2 per cento di
Rcs (vedi a cascata le partecipazioni di Mediobanca); Intesa
San Paolo
(5,0 per
cento), che a sua volta controlla il 4,8 per cento di Rcs; Capitalia
(2,3 per cento), a
sua volta azionista Rcs con il 2,1 per cento; Pirelli
( 5,2 per cento), a
sua volta azionista Rcs con il 4,8 per cento.
Capitalia

La
grande banca romana controlla il 2,1 per cento di Rcs. Nel suo
capitale figurano F.Cr. Roma (7,1), Banco di Sicilia (3,3), F.
Manodori (3,8), Abn Amro (7,6), gruppo Ligresi (3,1 di Capitalia e
5,1 diretto di Rcs), Generali (2,3 di Capitalia e 3,7 diretto di
Rcs), Libyan Arab B. 5,0), Regione Sicilia (3,3 per cento), famiglia
Angelucci (2,1 per cento, famiglia attiva nel settore delle cliniche
ma anche in quello dei quotidiani), famiglia Toti (2,0 per cento e
5,1 per cento diretto Rcs). Al di fuori di questo gruppo figurano
come azionisti anche il banco Santander della potente famiglia
spagnola Botin, presente anche nelle Generali, il finanziere francese
Bolloré, azionista di rilievo della ediobanca, che è a sua volta
azionista centrale di Generali e di Rcs. Capitalia è azionista a sua
volta di: Mediobanca
(9,6 per cento e
14,2 per cento diretto Rcs); Pirelli
(1,5), che a sua
volta possiede il 4,8 di Rcs; Generali
(3,0) che a sua
volta possiede direttamente il 3,7 per cento di Rcs.
Ubs
fiduciaria

Possiede
il 3,4 per cento di Rcs.
Mittel

È la
finanziaria bresciana roccaforte di Giovanni Bazoli. Possiede l’1,2
per cento di Rcs. Mittel è decisiva anche in Intesa
San Paolo
, di cui
Bazoli è nume tutelare, la quale possiede il 4,7 di Rcs. E’ in corso
la trattativa per la fusione tra Mittel e la Hopa , finanziaria
bresciana guidata da Chicco Gnutti, in cui figura come azionista
anche l’Unipol. In seguito a questo matrimonio Mittel parteciperà
alla catena di comando della Telecom Italia.
Gemina

Gemina
controlla l’1,0 per cento di Rcs. A sua volta è controllata da
Investimenti Infrastrutture (famiglia Romiti, famiglia Benetton, che
controlla direttamente il 5,0 per cento di Rcs) con il 20 per cento,
dalla famiglia Toti con il 12,2 per cento (a sua volta possiede il
5,1 per cento di Rcs), da Capitalia con il 2,0 per cento (controlla
il 2,1 di Rcs), Generali con il 2,8 per cento (controlla il 3,7 di
Rcs), Mediobanca con il 12,6 per cento (controlla il 14,2 per cento
di Rcs) e gruppo Ligresti con il 3,0 per cento (controlla il 5,1 per
cento di Rcs).
Edison

Il
gigante privato dell’elettricità controllato da Edf e Transalpina
possiede l’1 percento di Rcs.
Merloni

La
Merloni Invest di Francesco Merloni possiede l’1,5 per cento di
Rcs.
Sinpar

La
Sinpar della famiglia Lucchini (ex acciaierie di Brescia ora finite
in mano a investitori russi) possiede l’1,8 per cento della
Rcs.
Eridano
Finanziaria

La
finanziaria della famiglia Bertazzoni (elettrodomestici Smeg)
controlla l’1,1 per cento di Rcs.


MEDIASET

Mediaset
è un colosso televisivo e pubblicitario in Europa. In Italia
controlla Canale 5, Italia uno, Rete quattro. La società di raccolta
pubblicitaria è Publitalia. Nel luglio 2006 la capogruppo Mediaset
ha celebrato i dieci anni dalla quotazione alla Borsa valori di
Milano. Oggi rappresenta il principale gruppo televisivo commerciale
italiano e una delle maggiori imprese di comunicazione a livello
mondiale. I ricavi netti consolidati dell’attività in Italia hanno
raggiunto nel 2005 2.748,1 milioni di euro (+4,5%% rispetto al 2004).
Il risultato operativo è stato di 828,7 milioni di euro (+4,1%). La
redditività operativa ha toccato la soglia del 30,2% (30,2% nel
2004). L’utile preimposte è stato di 778,6 milioni di euro (+4,6%).
Il Gruppo Mediaset, in Italia, è impegnato nelle seguenti attività:
televisione generalista analogica; canali tematici gratuiti in
digitale terrestre; offerta pay per view in digitale terrestre;
multimedialità. Il gruppo Mediaset controlla oggi più del 40 per
cento dell’intero share nazionale e il 20 per cento dello share in
Spagna. Raccoglie una quota proporzionale di risorse
pubblicitarie.
Chi
controlla Mediaset

L’azionariato
del gruppo Mediaset è abbastanza semplice: la quota di maggioranza è
controllata, attraverso la Fininvest , dalla famiglia Berlusconi
, che ha interessi
anche nel settore immobiliare e alcune partecipazioni nel settore
assicurativo e bancario. Direttamente alla famiglia Berlusconi,
sempre attraverso la Fininvest , fa capo anche la maggioranza del
gruppo editoriale Mondadori,
colosso librario e
dei periodici. Alla signora Veronica Lario, moglie di Silvio
Berlusconi, fa capo una quota importante del quotidiano Il
Foglio
. Al costruttore
Paolo Berlusconi e alla Mondadori fanno capo importanti pacchetti
azionari del quotidiano Il
Giornale
.
La
Fininvest ha piccole partecipazioni in Mediobanca e in Capitalia, che
a loro volta sono azioniste di Rcs Mediagroup.

Fininvest
(39,2 per cento)

È la
società finanziaria controllata dalla famiglia Berlusconi.

Capital
Research and Management Company

Questo
fondo internazionale possiede il 7,5 per cento del gruppo Mediaset.


ARNOLDO
MONDADORI EDITORE

Il
gruppo Mondadori è il principale gruppo librario e di periodici in
Italia e tra i più importanti in Europa, con partecipazioni forti in
Francia, Grecia, Inghilterra. La Mondadori pubblicità ha una quota
decisiva del mercato in Italia. La distribuzione è altrettanto
forte. Tra i marchi librari, oltre alla stessa Mondadori, basti
citare il controllo diretto di Einaudi, Sperling & Kupfer,
Electa, Piemme, Random House Mondadori, più le partecipazioni in
altri marchi. Tra periodici e radio ecco una breve e incompleta lista
delle testate più importanti:
Panorama,
Tv Sorrisi e canzoni, Chi, Donna moderna, Grazia,

Auto oggi, Cambio, Casa
viva, Confidenze, Economy, Flair, Focus, Guida Tv, Men’s Health,
Prometeo,

Starbene, Sale
& Pepe, Cosmopolitan, Cucina moderna, Nuovi argomenti, Ciak,
Radio 101.
Chi
controlla la Mondadori

La
famiglia Berlusconi
,
attraverso la Fininvest
e altre società,
controlla il 57,4 per cento del gruppo.
Silchester
International Investors Ldt

Questo
fondo detiene il 3,1 per cento della Mondadori.
Tweedy
Browne Company LLC

Questo
fondo controlla il 5,0 della Mondadori.


GRUPPO
EDITORIALE L’ESPRESSO

Il
gruppo Editoriale l’Espresso è uno dei principali poli editoriali
italiani. Controlla il quotidiano La
Repubblica
e i periodici
ad esso collegati, una catena di giornali locali di grande rilevanza,
il settimanale l’Espresso
, ma anche Limes
e Micromega
; il sito di
Repubblica.it è, tra le testate di informazione on line, il più
visitato in Italia, Kataweb è una delle principali imprese in
Internet. Posizioni di assoluto rilievo sul mercato hanno conquistato
le radio del gruppo, a cominciare da Radio Deejay e Radio Capital, la
televisione All Music e la concessionaria di pubblicità A. Manzoni.
Ecco alcune delle testate controllate: La Repubblica
(Il
Venerdì, D La repubblica delle donne
,
Salute, Trova Roma, Trova
Milano, Metropoli, XL, Velvet), L’Espresso, Micromega, Limes,
National Geographic Italia, Le Scienze, Il Tirreno, La Nuova
Sardegna, Messaggero veneto, Il Piccolo, Gazzetta di Mantova, Il
Mattino di Padova, La Provincia Pavese, Il Centro, La Tribunadi
Treviso, Gazzetta di Reggio, La Nuova Ferrara, Nuova Gazzetta di
Modena, La Nuova Venezia, La Città.

Chi
controlla il gruppo Espresso

Il
gruppo Editoriale l’Espresso è controllato da Carlo
De Benedetti
,
attraverso alcune sue società, con il 53,2 per cento delle azioni.
De Benedetti, oltre ad essere uno dei principali editori italiani, ha
interessi nel settore delle comunicazioni e dell’energia. Tra l’altro
oggi partecipa a una delle cordate per rilevare l’Alitalia.
Carlo
Caracciolo

Caracciolo
è uno dei fondatori de l’Espresso
e di Repubblica
. Oggi possiede il 10,0
per cento del gruppo.
Fondazione
Cassa di Risparmio di Trieste

Questa
fondazione possiede il 2,0 per cento del gruppo
editoriale.
Assicurazioni
Generali

Il
colosso assicurativo possiede il 2,0 per cento del gruppo Espresso.
Ma a sua volta controlla una quota del gruppo Rcs Mediagroup ed è
partecipata da diversi azionisti presenti anche nel gruppo Rcs, come
Capitalia e Mediobanca.
Giulia
Maria Crespi Mozzoni

La
signora Crespi controlla il 2,3 per cento del gruppo Espresso. Fa
parte di una famiglia storica dell’editoria italiana, presente tra
l’altro nella storia della proprietà del principale concorrente di
Repubblica, Il Corriere della Sera .


GRUPPO
CALTAGIRONE

Caltagirone
Editore è oggi uno dei principali gruppi editoriali d’Italia. La
società fu costituita nel dicembre del 1999 e quotata in Borsa nel
luglio del 2000. Controlla testate storiche come Il
Messaggero
di Roma Il
Mattino
di Napoli, Il
Gazzettino
di Venezia,
il Corriere Adriatico
di
Ancona e il Nuovo
quotidiano
di Puglia.
Caltagirone Editore è presente anche nel settore della free press
con Leggo
,
il primo quotidiano nazionale gratuito, con oltre 1.050.000 mila
copie distribuite ogni giorno; è presente in Internet con il portale
Caltanet. Appartengono al gruppo le concessionarie di pubblicità
Piemme ed Area Nord Spa, B2Win, specializzata in servizi di Contact
Center, e l’emittente regionale Telefriuli.

Chi
controlla il gruppo Caltagirone

Il
54,7 per cento del capitale della Caltagirone editore, società del
gruppo Caltagirone
(un impero nel
settore delle costruzioni e delle grandi opere, azionista anche di
banche come il Monte dei Paschi di Siena), appartiene a società che
fanno capo a Francesco Gaetano Caltagirone. Il 33,3 per cento fanno
capo a società di Edoardo Caltagirone.


GRUPPO
RIFFESER

Il
gruppo editoriale che fa capo alla famiglia Riffeser controlla
diversi quotidiani diffusi nelle regioni del Centro Italia e del
Nord. Tra questi, il Quotidiano
nazionale
, Il
Giorno
, La
Nazione
, Il
Resto del Carlino
. Fanno
capo al gruppo anche alcuni periodici, diversi impianti di stampa e
la Spe, società per la raccolta pubblicitaria.

Chi
controlla il gruppo Riffeser

Le
società che fanno capo a Maria
Luisa Riffeser Monti
controllano
il 57,8 per cento del gruppo. Andrea
Riffeser
,
amministratore delegato del gruppo, possiede il 7,4 delle azioni.
Tamburi investment
partner
ha un
pacchetto del 7,8 per cento di titoli del gruppo Riffeser. Tuttavia
va tenuto presente che quotidiani ed altre attività di informazione
sono sotto il controllo della società Poligrafici editoriale , della
quale Maria Luisa Riffeser Monti controlla, attraverso le proprie
società, il 60 per cento del capitale. La

Fondazione
Cassa di risparmio
di Trieste ha il 2,9 per cento. L’ Amber Capital LP controlla il 2,6
per cento. E il gruppo Rcs
controlla il 7,5 per
cento di Poligrafici Editoriale.


LA
STAMPA

La
Stampa
è uno dei
principali quotidiani italiani. Insieme alla società di raccolta
pubblicitaria Publikompass rappresenta uno dei gruppi editoriali più
importanti del Paese.

Chi
controlla La Stampa

La
Stampa
è il giornale
della famiglia Agnelli
.
Al gruppo Fiat fa anche capo il 10,2 per cento del gruppo Rcs.


IL
SOLE 24 ORE

Il
Sole 24 Ore
è uno dei
principali quotidiani italiani per copie vendute. Nel settore
dell’economia è il numero uno in Italia e tra i primi in Europa.
Oltre al quotidiano, il gruppo Sole 24 ore controlla Radio 24, una
delle principali emittenti di informazione radiofonica in Italia e un
complesso editoriale di prima grandezza, un colosso nel settore delle
pubblicazioni di carattere tecnico, scientifico, economico,
professionale.

Chi
controlla il gruppo de Il Sole 24 ore

Il
gruppo fa capo alla Confindustria
,
oggi presieduta da Luca Cordero di Montezemolo, che è anche
presidente del gruppo Fiat. Nella Confindustria hanno un ruolo
decisivo molti degli industriali che figurano nei principali gruppi
editoriali, da Rcs a l’Espresso.


TELECOM
ITALIA MEDIA (LA7 E APCOM)

Sia la
emittente televisiva La7, tv generalista e quarto polo televisivo
nazionale, dopo Mediaset, Rai e Sky, sia l’agenzia di stampa ApCom
fanno capo a Telecom Italia Media.

Chi
controlla Telecom Italia Media

Telecom
Italia
, con il 69,2
per cento del capitale, è il maggiore azionista. Il gruppo delle
comunicazioni è controllato a sua volta da una complicata catena di
azionisti: Hopa
(Fingruppo,
Antonveneta, Unipol, Montepaschi e Bpi) controlla il 3,7 per cento di
T.I.; Olimpia
(Pirelli
e Benetton,
entrambi presenti anche nel capitale di Rcs Mediagroup) controlla il
18,0 per cento; Brandes
Investment partners
controlla
il 3,6 per cento; Assicurazioni
Generali
(presenti
anche nel capitale di Rcs Meadiagroup e del Gruppo Editoriale
l’Espresso) posseggono il 2,0 per cento.


GRUPPO
CIANCIO SANFILIPPO

È un
gruppo di prima grandezza e di fondamentale importanza soprattutto
nel Mezzogiorno quello che fa capo a Mario
Ciancio Sanfilippo
.
Questo editore è oggi il punto di riferimento di alcune emittenti
televisive, tra le quali Antenna Sicilia e Telecolor, di emittenti
radiofoniche come Radio Sis e Radio Telecolor. Mario Ciancio
Sanfilippo controlla il quotidiano La
Sicilia
, è azionista di
maggioranza de
La Gazzetta
del Mezzogiorno
, è
azionista de La Gazzetta
del Sud
. Ha inoltre
altre partecipazioni in emittenti e gruppi editoriali. Mario Ciancio
Sanfilippo stampa e distribuisce in Sicilia e nella provincia di
Reggio Calabria diversi quotidiani nazionali.


SKY

La
piattaforma digitale via satellite è nata il 31 Luglio 2003. Nel
dicembre 2006 il numero degli abbonati SKY è risultato di 4 milioni,
con un incremento delle sottoscrizioni di oltre 2 milioni e 100 mila
famiglie dal suo lancio sul mercato italiano. Il 95 per cento dei
sottoscrittori ha scelto di abbonarsi ai pacchetti premium che
includono il cinema e/o lo sport. Diversi canali sono compresi nel
pacchetto offerto, compresi canali di informazione all news, come SKY
Tg24 o i classici Cnn, Bbs, Sky o Al Jazeera. La piattaforma digitale
di SKY comprende oltre 160 canali tematici, audio, pay per view e
servizi interattivi. Di fatto la platea televisiva di SKY è stimata
in oltre 13 milioni di telespettatori. Al netto delle repliche e
delle attività di autopromozione dei canali, la piattaforma
trasmette ogni anno oltre 31 mila ore di programmi televisivi
autoprodotti, di cui più di 18 mila ore prodotte dalle reti SKY e 13
mila ore dai canali terzi.

Chi
controlla SKY

SKY
Italia fa capo al 100 per cento a News Corp, società Usa controllata
dal magnate australiano Rupert Murdoch.

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