Pubblicato da: Emanuele Codispoti | 5 gennaio 2008

Per questi rami passa la storia

AMBIENTE L’Italia possiede oltre 22 mila alberi

vecchi centinaia o migliaia di anni.

Dal 2008 danneggiarli diventa un reato penale.

Se gli alberi potessero parlare…

Da oltre 1.600 anni un ulivo se ne stava placidamente nella campagna di Napoli, chissà quante ne aveva viste, dalle intemperie alle ondate di calore. Questa però gli mancava: due settimane fa, ecco arrivare alcuni uomini con carri e ruspe per sradicarlo e portarlo altrove. Lo hanno salvato alcuni agenti della guardia forestale: altrimenti, per 30 mila euro, quell’albero millenario sarebbe stato trapiantato in una villa privata di Viterbo.

Fosse un fatto isolato, poco male. Ma solo negli ultimi mesi sono stati 70 gli alberi d’ulivo sequestrati in quella zona; e reati simili sono ormai frequenti in molte regioni.

In Italia ci sono 22 mila alberi considerati dal Corpo forestale, per l’età millenaria, «di forte interesse». Tra questi 2 mila sono di «fortissimo interesse» per la loro longevità, e 150 «di eccezionale valore monumentale» perché testimoni di fatti storici o perché legati a personaggi illustri. Per loro la vita non è facile: alle sfide del clima si aggiungono ora i tentativi di furto, i danni delle scolaresche, i graffiti, i tagli illegali.

Dal 2008 questi «fuoriclasse» della natura sono tutelati da una nuova legge: il ministero delle Politiche agricole presenta al primo Consiglio dei ministri dell’anno un disegno di legge a tutela degli alberi monumentali, nato su suggerimento del Corpo forestale dello Stato.

Il ministro Paolo De Castro racconta a Panorama le novità previste nella bozza: «Vogliamo tutelare il patrimonio arboreo là dove le normative regionali non prevedono né misure di conservazione né sanzioni». Primo obiettivo, definire un assetto giuridico unitario su tutto il territorio nazionale. Secondo, far diventare il danno a uno di questi monumenti naturali un reato penale. «Applicheremo l’articolo 635 del Codice di procedura penale: reclusione fino a un anno o multa fino a 309 euro per danneggiamento di cose altrui».

Il provvedimento istituisce anche l’Inventario degli alberi monumentali, compilato attraverso il Sim (Sistema informativo della montagna). Basta dare un’occhiata al censimento per capire che possediamo un patrimonio verde straordinario. Qualche esempio. L’albero più grande d’Italia è il «castagno dei Cento cavalli » nel Comune di Sant’Alfio, Catania, con un tronco di oltre 20 metri di circonferenza e un’età stimata di 2 mila anni.

Si contendono il primato dell’albero più alto, circa 60 metri, un liriodendro, una sequoia e alcuni abeti douglas. Il primo si trova nel parco di Villa Besana, in provincia di Como, il secondo in quello di Burcina di Pollone vicino a Biella, mentre gli abeti vivono sull’Appennino centrale.

L’albero più vecchio è forse un oleastro di oltre 2 mila anni a S. Baltolu di Luras (Sassari): largo 12 metri e alto 15.

Anche se non detengono particolari primati, altri alberi sono un’attrazione turistica per la loro bellezza: «Come la “quercia delle Streghe” a Capannori, Lucca» ricorda Nicolò Giordano, vicequestore del Corpo forestale. «Alcuni larici in Val d’Ultimo, uno al confine con il Parco dello Stelvio; il cerro di Sant’Angelo ad Amatrice, nell’Alta Valle del Tronto». Giusto per citarne alcuni, visto che ogni provincia possiede una decina di alberi centenari.

La sfida più difficile, per i monumenti verdi è quella delle piogge acide. Dagli anni 60, industrie, impianti di riscaldamento e auto hanno riversato anidride solforosa e ossidi di azoto. Queste sostanze, reagendo con il vapore acqueo, hanno dato luogo ad acido solforico e acido nitrico. Con conseguenze disastrose.

«Le piogge, già acide per l’anidride carbonica, lo sono diventate ancora di più: il loro ph è sceso sotto 5, arrivando a 2» avverte Dario Sonetti, biologo e coordinatore di Gev Modena-Foreste per sempre. «Le gocce di pioggia attraverso gli stomi si diffondono nella foglia in concentrazioni tossiche tali da portare alla distruzione completa delle cellule».

A questi danni si aggiungono quelli indiretti: «Gli acidi liberano ioni di alluminio e calcio, che impediscono l’assorbimento delle sostanze nutritive da parte delle radici». La situazione ora è migliorata: «Le piogge acide si sono ridotte a causa dell’abbattimento del 70-80 per cento delle emissioni di anidride solforosa e ossidi di azoto» dice Bruno Petriccione, biologo e coordinatore del programma Conecofor (Controllo ecosistemi forestali). «Oggi le foreste ammontano a un terzo della superficie del Paese».

Sono solo alcune delle battaglie che i vecchi alberi hanno affrontato e vinto. Altre non le immaginiamo nemmeno. Noi assistiamo solo allo spettacolo di una vita che è più intima e più discreta della nostra. Una vita che si svolge in silenzio.

 

 

L’articolo, scritto da Luca Sciortino, è pubblicato a pag. 96 sul numero 1/2008 di Panorama.

L’argomento qui era stato già trattato 2 mesi fa, quando si è parlato dell’olmo di "piazza castello" e dei suoi "acciacchi". Questo articolo però ci favorisce l’assist per quelle domande, a volte scomode, che spesso mi frullano per la testa….

Ma il nostro olmo e quel che rimane delle "pignare" come mai non sono in quel censimento? Quale censimento!?!??? Ma questo ovviamente:

 

http://www.corpoforestale.it/foreste&forestale/ricerca&progetti/alberi_m/Calabria.htm

 

A proposito, se avete letto attentamente il censimento avrete notato che a Serrastretta c’è un Celtis Australis proprio nel centro abitato. Proprio così, un bagolaro… un olmo, tale e quale al nostro.

Qualcuno dirà: vabbè, ma quelli sono tutti alberi molto più grandi…

CAZZI! Dico io che ho misurato i diametri.

L’olmo nel punto più largo misura circa 3,30 metri. Le “pignare” invece 3,80 quella defunta e 4,40 quella che ancora campa.

Allora qualcuno dirà: e mamma mia… non c’è bisogno di prendersela tanto!

CAZZI, dico io.

Perché Rutelli s’è fatto il mazzo tanto con mille dichiarazioni per difendere un aranceto e quattru canniti che manco conosce invece di pensare alla salvaguardia di questi alberi? E che fine ha fatto la presidente del FAI Giulia Maria Mozzoni Crespi che tanto conosceva il nostro territorio?

Non sarà per caso che in questo paese ci sono anche alberi di serie A e di serie B?

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Responses

  1. Manu hai ragione, a S. Andrea le bellezze paseaggistiche non mancano, ma come per gli alberi monumentali abbandonati ci dimostri che chi ha il dovere (o meglio l’obbligo) di intervenire non gliene frega niente!! Intitoliamo qualche albero a qualche personaggio illustre (come si fa ultimamente) vediamo se lo lasceranno morire!! Certo è facile mettere cartelli che il paese ripudia la guerra, mettete che il paese ama la natura vediamo cosa succede!!

  2. Questa di intitolare un albero ad un personaggio illustre mi mancava…. però è una bella idea, se ti va e se sai dove è già stato fatto segnalamelo pure, anche con un messaggio privato magari.
    Quella del cartello invece è una proposta STRAORDINARIA!

  3. I problemi che evidenzi non sono altro che una rappresentazione di come sta andando lo stato italiano, ovvio allo sfascio…
    DAVVERO COMPLIEMENTI…

  4. complimenti ancora per questo intervento sempre molto mirato e tagliente ma complimenti anche all’amico che si firma s.andrea nel cuore per il suo commento…….mancherebbe andare a dare un occhiata alla discarica che ne dici?SALUTA TUTTI

  5. Wowow!! … Sta venendo fuori un lavoretto coi fiocchi eh!!;) E bravo Manu!! Bacini e a presto (…si spera!!:pPpP) 

  6. Inanzitutto complimenti per tutti questi bellissimi articoli.Ti volevo informare a proposito di un tema che hai affrontato di recente.Il titolo e’ il seguente:C’è ma non si vede… o si fa finta di non vedere? 
    Lo sai che e’ andato in appalto e i lavori stanno per iniziare?La ditta esecutiva dei lavori e’ la Frustagli&Figli.
    Già giorno 09-01-2008 si vedevono alcuni operai che stavono ripulendo i locali per iniziare i lavori della Nuova Sede della Protezione Civile EDELWEISS.Complimenti,io inizierei a collabborare con il Buon Fabio e il Buon Mingo di Striscia la Notizia!!!!!Ciao 

  7. Caro Roberto, ti ringrazio per la segnalazione… anche se a dire il vero ero stato già avvisato telefonicamente 😉
    C’è da dire, tuttavia, che il merito non è affatto mio. Infatti il 18 ottobre ho scritto alcune righe riprendendo un articolo della Gazzetta del Sud in cui il nostro sindaco riferiva che "la situazione evolve rapidamente dopo la delibera di giunta del 2 agosto 2007 che ha approvato il progetto esecutivo di realizzazione del centro operativo"

  8. Ciao Emanuele, bell’ articolo complimenti, è quasi pronto il sito del Circolo Culturale Ricreativo "Corrado Alvaro", vai a dare un occhiata quando hai tempo…Ciao a presto

  9. il link è questo:Sito Circolo Culturale Ricreativo "Corrado Alvaro"

  10. Caro Emanuele quando scendi?Servi per Carnevale e per i carri…………Mi raccomando……ciao MaNu….


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