Pubblicato da: Emanuele Codispoti | 18 dicembre 2007

A carcara

E’ strano come in questo paese più si hanno i problemi sotto gli occhi e più si cerca di guardare da un’altra parte. Quello di cui ci occupiamo oggi è infatti una struttura (anche se il temine è riduttivo e forse anche offensivo) impossibile da non notare, sia per gli abitanti sia per quanti si recano nel capoluogo per lavoro o altro.

Per quanti non sanno cosa sia “la carcara”, non ne conoscono la storia e non sanno cos’ha rappresentato la vecchia fornace per il nostro paese, ho raccolto qualche notizia  dai libri pubblicati su Sant’Andrea.

In “S.Andrea sul Jonio attraverso i secoli” Orazio Vitale scrive:

“Solamente per la produzione delle tegole e dei mattoni si è costruito nel 1906 uno stabilimento a fuoco diretto e continuo per iniziativa del dottor Giuseppe Jannoni coadiuvato da Samà Bruno fu Nicola Cuttaro e Lijoi Francesco fu Nicola Pirri”. Come spesso tutto succede in questo paese quindi, anche il centenario della costruzione della fornace è passato in silenzio, senza che nessuno se ne sia accorto. Ma andiamo avanti…

Tito Voci, nel suo “Indagine su S. Andrea Jonio” ne parla come di un “esperimento industriale”.

Discordi sono le date di cessazione attività:

1958 secondo Tito Voci

1949 secondo l’indagine svolta dai ragazzi della scuola elementare di S.Andrea Jonio dell’anno scolastico 1981-1982 (Come Quando Perché, la storia del paese di S.Andrea Jonio costruita sui banchi di scuola).

Ed è proprio in quest’ultimo libro che troviamo le notizie più interessanti, raccolte durante un’intervista a Vincenzo Samà fu Bruno. Scopriamo così che “la fornace occupava una superficie di circa 800 metri quadrati. Consisteva in un tipo di fornace Offman, con 12 camere e una ciminiera lunga circa 30 metri”, che vi lavoravano “in media 70 persone al giorno, addetti ai vari lavori”, che “il grosso del materiale […] era venduto nelle zone vicine e veniva trasportato con carri ferroviari oppure agricoli”, e che ha rappresentato per il nostro paese “una fonte di benessere, perché per un lungo periodo ha dato la possibilità a molti concittadini di avere un sicuro lavoro nel proprio paese, senza spostarsi in regioni lontane e sconosciute”. Insomma, come si legge in una nota, “In tempi difficili e di crisi, come gli anni trenta e durante e dopo l’ultima guerra, la produzione dei laterizi rappresentava, per il paese di S.Andrea, una concreta attività industriale”.

Per quanto riguarda il funzionamento della fornace ed il valore della rivoluzionaria idea di Hoffmann ci viene in aiuto il web, dove le notizie certo non mancano.

“Per comprendere fino in fondo la novità del forno introdotto da Friedrich Hoffmann bisogna capirne il funzionamento che nella forma originale consisteva in un canale circolare continuo, nella parete esterna del quale erano aperte, ad intervalli costanti, le porte per l’introduzione e l’estrazione dei materiali. In corrispondenza di ciascuna porta il canale di cottura poteva essere costruito con diaframmi in ferro, aventi esattamente le dimensioni della sua sezione trasversale, che si manovravano dalla parte superiore della fornace alzandoli od abbassandoli a guisa di paratie. Il tratto di canale compreso tra i due successivi diaframmi prendeva il nome di cella o camera di cottura.

Ogni camera presentava nella parete interna, verso il basso ed all’estremità opposta a quella dove si trovava la porta di servizio, un passaggio che si scaricava in un canale collettore del fumo, concentrico al canale di cottura. Questi passaggi potevano essere chiusi con valvole, manovrabili dall’alto per mezzo di aste che passavano entro fori praticati nella volta del collettore del fumo. Il camino, situato al centro della costruzione, comunicava con il canale del fumo per quattro aperture. La volta del canale di cottura presentava numerosi fori o bocchette per l’introduzione del combustibile, chiuse da un coperchio cavo di ghisa, assicurando la chiusura ermetica.
Si caricava il materiale crudo in una bocca, in quella subito a destra si scaricava il materiale cotto; le altre camere erano piene di prodotti che avevano subito la cottura e si stavano raffreddando. Il fuoco si trovava nella camera caricata con materiale crudo. In tali condizioni, il servizio
di "infornatura" e di "sfornatura" si effettuava attraverso una bocca di carico, che era la sola aperta mentre tutte le altre erano chiuse.
Il fuoco era alimentato con il combustibile che si introduceva dalla volta. L’aria esterna, richiamata dal tiraggio del camino, penetrava nel forno per la bocca di caricamento, passava attraverso i materiali cotti riscaldandosi progressivamente, giungeva nella zona del fuoco e attivava la combustione.
I gas caldi che si producevano, proseguendo sempre nella stessa direzione, venivano a contatto con i materiali crudi, ai quali cedevano buona parte del loro calore, e si liberavano infine nel camino passando attraverso l’apertura dell’ultima camera, la cui valvola era sollevata a differenza delle altre che erano chiuse.
Con questo metodo si procedeva all’infinito, avanzando in media di una camera ogni quattro ore.
Il principio basilare di queste fornaci consisteva nel riscaldare l’aria di alimentazione a spese del calore ceduto dai prodotti cotti che si raffreddavano e di utilizzare il calore posseduto dai prodotti della combustione per il riscaldamento dei materiali da cuocere.”

Il brano è tratto da un interessantissimo articolo di Valentina Piccinno, pubblicato nella rivista culturale “LaBassa” (numero 42/2001), dal titolo Parlando di Archeologia Industriale fra il latisanese e il portogruarese: le fornaci "a fuoco continuo" Hoffmann nella Provincia del Friuli tra il 1866 e il 1920, che ci spiega al meglio quello di cui stiamo parlando, ma soprattutto l’importanza che riveste una struttura come questa nel panorama dell’archeologia industriale. Scrive infatti la Piccinno:

“L’Archeologia Industriale è un mezzo importantissimo per studiare e comprendere il passato più recente della nostra attuale civiltà industriale.
Prendere coscienza di questo passato, capirne i meccanismi e i passaggi, significa trovare una risposta a molti quesiti sul nostro stesso modo di vivere. Il termine Archeologia Industriale fu coniato in Inghilterra negli anni Cinquanta anche perché in questo periodo di cambiamento e di distruzioni non belliche, le vecchie fabbriche e le strutture di servizio venivano abbattute e ricostruite senza troppo pensarci. In Italia si cominciò a parlare di Archeologia Industriale in ambito universitario a Milano solo agli inizi degli anni Settanta e in seguito si pose l’attenzione su tutti quei manufatti che in qualche modo erano e sono testimonianze produttive del nostro passato tecnologico.

I monumenti che l’archeologia annovera sono in generale tutte quelle fabbriche che si svilupparono con l’avvento dell’industrializzazione in Italia, dalle filande, per fare un esempio, alle fornaci e comunque tutti quegli edifici che applicarono le nuove tecnologie e improntarono la produzione sul concetto della continuità.”

E ancora:

“Il linguaggio dell’architettura delle industrie ha anche molto attinto dalle consuetudini locali e dall’impiego di materiali reperibili in loco; nel caso delle fornaci i manufatti si presentano con forme inedite ed originali, che senza camuffamenti derivano dalle funzioni ospitate.
Le fornaci, dopo l’introduzione del forno Hoffmann, assumono caratteristiche forme allungate dalle quali fuoriesce la ciminiera con soluzioni edilizie non sempre scontate.”

La fornace di S.Andrea, che si poteva ancora ammirare fino a qualche anno fa, giace oggi in completo stato d’abbandono e, sul lato ovest, è quasi completamente coperta dalle erbacce cresciute su tutto quel materiale che ormai arriva a sfiorarla. Erbacce a parte, proprio in questi ultimi 4 anni e 1/2, nonostante ci fosse un cartello ben visibile, la zona è stata presa per una discarica dove riversare detriti, creta, lastre di manto stradale.

Forse perchè, come si vede nella foto tratta dal PRG, l’intenzione era quella di seppellirla sotto ad una ROTATORIA???

 

PRGNel triangolo arancione l’area in cui sorge la fornace.

 

Fortunatamente a pag. 9 del programma di Primavera Andreolese, capitolo TUTELA PATRIMONIO STORICO ED ARTISTICO leggiamo che "Con l’approvazione del Piano Regolatore Generale, sono stati sottoposti a tutela la vecchia fornace, […]."

Poi torno con lo sguardo indietro e, a pag. 8, capitolo IL PATRIMONIO COMUNALE, leggo con grande meraviglia:

 “Per gli edifici ed i monumenti di pregevole interesse storico/artistico, quali la Chiesa del Protettore, la Chiesa di Campo, l’Istituto delle Suore Riparatrici saranno richiesti interventi mirati di restauro concordati con le Sovrintendenze Regionali, realizzabili efficacemente e compiutamente solo con finanziamenti esterni.

 E la fornace che era stata sottoposta a tutela? Non è forse un edificio di interesse storico? Non è forse l’UNICO monumento all’industria ed al lavoro di questo paese? Non è forse, come “le Pignare”, un simbolo di S.Andrea? E perché allora l’intenzione era quella di abbatterla? Perchè non si è mai pensato ad un progetto di recupero della struttura e dell’area circostante su cui sorge? Magari con la ricostruzione delle parti mancanti e della ciminiera? Possibile che non si riescano a trovare fondi della Comunità Europea nemmeno per fare questo?

La speranza è che al più presto venga almeno realizzata un’opera di bonifica dell’area circostante e di ripristino della recinzione, in modo da tutelare la fornace nell’attesa di un intervento di recupero e da non confonderla con una discarica pubblica, come spesso avviene.

Lasciarla abbandonata a se stessa è uno schiaffo alla storia ed alla cultura di questo paese!

 

Annunci

Responses

  1. Manu ho visto che ancora non ha commentato nessuno il tuo articolo sulla Carcara.. bè la mia domanda è: non ci ha pensato nessuno che quello potesse avere un valore storico per S.Andrea? o qualcuno ha pensato che è solo un impaccio al grandioso sviluppo del nostro Paese?

  2. Mi piacerebbe chiacchierare tranquillamente con tutti voi che mi lasciate commenti, ma non so chi siete e… così mi viene difficile, ma non fa niente. Più o meno mi conoscono tutti, quindi potete anche fermarmi per strada senza nessun problema… come è già successo. Per quanto riguarda la "carcara"… probabilmente è come dici tu. E’ vero che ci sono tanti altri problemi che hanno la priorità, ma, come potrai presto leggere su queste pagine nei prossimi giorni, per alcuni interventi e progetti ci sono (o meglio c’erano) tanti soldini della comunità europea…


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: