Pubblicato da: Emanuele Codispoti | 7 novembre 2007

Sutta l’urmu, a ru chianu d’o castiaddu….

Eccomi qua…
scusate l’attesa, ma l’argomento di oggi, a causa della sua particolare natura scientifica, ha richiesto lunghe ricerche sul web. Oggi parliamo di botanica e, nel caso specifico, di un particolare tipo di albero, dei sintomi che presenta, di quelle che potrebbero esserne le cause e dei sistemi più idonei per una cura efficace.
Partiamo quindi da quelli che sono i dati scientifici della specie.
 

Nome comune: Bagolaro, “Spaccasassi", Ulmus

Famiglia: Ulmaceae

Nome scientifico: Celtis australis

 

Note per il riconoscimento

L’albero può raggiungere i trenta metri, ha un tronco dritto ed il suo spessore aumenta alla base. La sua crescita è lenta, ma può raggiungere i 250-300 anni di vita, anche 500. La corteccia è lucida e liscia, di color grigio cenere e su di essa, con l’andare del tempo, si formano crepe. I rami sono numerosi e dritti; quelli secondari sono piccoli e ricadenti. Le foglie sono alterne, seghettate per tutto il margine e hanno una forma ovale, lanceolata, con l’apice appuntito. Sono leggermente asimmetriche ed hanno un breve picciolo.
La parte superiore è di colore verde scuro e ruvida al tatto, sotto sono più chiare e leggermente pelose. Le foglie possono essere usate anche in caso di lievi infezioni intestinali. Le gemme sono brune, affusolate, piccole e aderenti al ramo. In primavera spuntano i fiori, quasi contemporaneamente alle foglie. Possono essere a gruppi o solitari. Esistono fiori solo maschili e fiori ermafroditi (maschili e femminili), che hanno anche il pistillo. Questi ultimi hanno un lungo peduncolo e sono formati da un involucro verdognolo, che racchiude da 4 a 5 stami (parte femminile) con due stigmi lunghi e divaricati. Sono ricercati dalle api. I semi del Bagolaro sono duri, tondi e rugosi. I frutti (malicucchji) maturano in autunno: sono palline nerastre, grosse come piselli, attaccate al ramo con un lungo picciolo. All’inizio assumono un colore giallo-verde, diventeranno poi violacee. Hanno una polpa morbida, leggermente dolce, racchiudono un seme. Gli uccelli (e non solo) ne sono ghiotti. Rimangono appesi alla pianta anche dopo la caduta delle foglie.

 

Notizie

Il Bagolaro proviene dal sud Europa e dall’Asia sud-occidentale, cresce spontaneamente nelle zone mediterranee. Il suo legno omogeneo, opaco era utilizzato per costruire remi e alcune parti del carro. Dai rami giovani si ricavano i manici delle fruste. Viene chiamato "Spaccasassi", perché possiede radici così robuste da raggiungere grandi profondità, capaci di penetrare nelle fessure delle rocce, sgretolando massi di notevoli dimensioni. Ma ha anche un nome più dolce e gentile: "Albero dei rosari". Infatti i suoi semi erano utilizzati per costruire rosari.

 

Per chi ancora non l’avesse capito l’argomento di oggi è l’Olmo secolare di Sant’Andrea ed il suo stato, che è a dir poco precario. Sperando di non essere tacciato di allarmismo e ricordando a tutti che di recente abbiamo già perso un albero secolare, simbolo del paese assieme al suo gemello,  direi che si può passare all’analisi della situazione.

 

SINTOMI:

L’albero evidenzia uno stato di sofferenza che non può non allarmare chiunque abbia a cuore la sua sorte. La pianta manifesta il disseccamento di alcuni rami localizzati, principalmente, nella parte periferica della chioma.

 

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Alcuni rami deperienti portano scarse foglie con vistosi sintomi di ingiallimento.

 

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Si osservano, inoltre, vecchie ferite da potatura mai completamente rimarginate, anzi, qualcuna, porta i segni di una ricopertura con malta di cemento.

 

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DIAGNOSI:

La scarsa cura e manutenzione (irrigazione incostante, mancata eliminazione dei rami morti o taglio irrazionale degli stessi, mancata disinfezione delle grosse ferite da potatura, calpestio e cementificazione dell’aiuola) potrebbero essere i principali fattori predisponenti il deperimento.

Occorre effettuare uno studio di campo e di laboratorio che consenta l’isolamento delle entità fungine che comportano carie e disseccamento di branche e rami. Questi funghi penetrano nella pianta attraverso ferite di varia origine oppure sono già presenti, ma diventano patogeni solamente quando le difese della stessa diminuiscono per l’azione di fattori esterni.

 

TERAPIA:

Al fine di salvaguardare l’esemplare, più unico che raro, di notevole bellezza e significato culturale e simbolico, occorre intervenire con l’effettuazione regolare dell’irrigazione, soprattutto nei mesi estivi. Occorre, inoltre, eliminare con urgenza i rami morti o deperienti al fine di impedire la diffusione di eventuali patogeni fungini.

I tagli dovranno essere obliqui, allo scopo di evitare il ristagno dell’acqua, e radenti all’inserzione della branca o del ramo al tronco, per evitare la formazione di monconi.

Infine è necessaria l’eliminazione, dalle ferite di potatura, dei materiali estranei e la ricopertura delle stesse con mastici cicatrizzanti nonché il monitoraggio periodico dello stato di salute dell’albero, attraverso foto di insieme e di dettaglio sulle parti su cui si interviene, per poter tempestivamente cercare ogni ulteriore possibile rimedio.

 

 

L’Olmo è malato. Ha urgente bisogno di un medico che ne faccia una corretta diagnosi e ne imponga una severa terapia. Il rischio, da non sottovalutare, è che faccia la fine del Pino secolare!

P.S. La Regione Calabria, anche sulla spinta di uno studio eseguito dal Club Alpini Italiani (CAI), sta elaborando un Progetto di Legge regionale per la “Tutela degli alberi monumentali” già definiti “patriarchi vegetali”.

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Responses

  1. mi fa piacere sentire che hai a cuore anche questi tipi di problemi…..purtroppo non solo dimenticanza nelle strutture fatiscenti ma completo menefreghismo da parte di coloro i quali dovrebbero salvaguardare i monumenti naturali del nostro paese (vedi pignari)come tu hai ricordato, io aggiungerei quella che fu la nostra pineta e tanto altro … ma costoro che si professano autori della crescita del paese hanno visto crescere solo i loro conti correnti e le loro villette . ara facci e l’urmu ,i pignari , a pineta , u mara,la stazione chiusa da anni le strade fatiscenti,ecc ecc ecc. giu’ da noi si dice( chiu’ scuru da mezzanotta on bena) bhe’ siamo a mezzanotte meno cinque…………. saluti massimo.

  2. Sign.Emanuele inanzitutto complimenti per il servizio…..
    Pultroppo come il pino secolare che ha fatto una fine brutta……..perche’ non c’erano manutenzioni…..anche quest’albero secondo me fara’ la stessa fine……dobbiamo dire che le radici  dei pini secolari sono scoperte e andrebbero secondo me riempite di terra,e un po’ di manutenzione non gli farebbe male,come una potatura…..ecc…..
    sign. emanuele vai a farti un giro……….e scatta qualche foto……ciao complimenti a la Proloco e tutto lo staff

  3. Grazie per il commento… ho già visto le radici scoperte delle "pignare" e credo che il problema (forse) sia proprio quello. In tempi passati si sarebbe dovuto provvedere, probabilmente, alla realizzazione di una "armacera" a secco, in modo da poter riempire poi con terreno nuovo. Così facendo le radici sarebbero state al sicuro da agenti atmosferici inquinanti, dall’attacco di funghi e parassiti e soprattutto da disserbanti o antiparassitari che, si sa, se utilizzati in grande quantità recano più danni che altro.
    Girerò comunque i complimenti alla Pro-Loco, anche se mi preme ricordare che tutto le notizie e le foto che trovate qui sono solo opera del sottoscritto e non hanno niente a che vedere con l’operato della Pro-Loco.

  4. CIAO EMANUELE VEDI CHE IL COMMENTO DI STAMATTINA INTITOLATO "POVERI ALBERI ABBANDONATI" L’HO HA FATTO IL SOTTOSCRITTO,MI DISPIACE CHE NON MI SONO PRESENTATO……LO SO’ CHE L’AUTORE SEI TU DI TUTTI QUESTI BELLI SERVIZI……AH SE TI SERVE QUALCHE AIUTO PER REALIZZARE QUALCHE SERVIZIO SONO SEMPRE DISPONIBILE…….CIAO E RINGRAZIA TUTTA LA PROLOCO PER LA FESTA DI SABATO…..

  5. Tranquillo Roberto… tutto ok. Avevo capito che i complimenti erano per la festa, ma ho voluto comunque scrivere due righe per "dividere" le cose. Visti i recenti fatti è bene che si faccia un distinguo tra le due cose, onde evitare che qualcuno pensi che questo blog sia opera della Pro-Loco. Ti ringrazio per la disponibilità e per il sostegno. Ci vediamo in giro 😉


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